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Ashtanga Yoga: conosciamolo insieme

Lo yoga è una pratica fisica che coinvolge corpo e mente. Nasce in Oriente per poi diffondersi in tutto il mondo. Lo yoga è un’attività sempre più amata perché lavora su due binari: da un lato l’esercizio serve a tonificare il corpo e ad acquisire maggiore flessibilità, dall’altro, praticare yoga è molto utile per rilassare i propri sensi, sciogliere le tensioni accumulate e sgomberare la mente.

Non a caso questa attività viene spesso associata alla meditazione e all’eliminazione delle tossine dall’organismo attraverso diete depuranti.

Esistono numerosi stili di yoga, ciascuno con caratteristiche specifiche. Oggi parleremo dell’ashtanga yoga, una tipologia diffusasi grazie agli insegnamenti del maestro K. Pattabhi Joys. Scopriamo insieme di che cosa si tratta.

Ashtanga Yoga: cos’è?

L’ashtanga yoga, detto anche vinyasa yoga, è uno stile molto funzionale per corpo e mente, ma anche molto impegnativo. La parola “ashtanga” si traduce con “8” e fa riferimento agli 8 rami, o fondamenti, della pratica dello yoga.

L’ashtanga è costituito da 6 serie di posizioni (asana) da fare in sequenza secondo un ordine preciso. Le serie iniziali (prima e seconda) sono costituite da esercizi più semplici. Questi diventano più complessi (serie avanzata A, B, C e D) man mano che aumenta il grado di abilità.

Si può giungere alla fase successiva solo dopo aver fatto esperienza con le precedenti. Le serie avanzate vengono eseguite esclusivamente da persone che si allenano da anni. Si tratta di esercizi complessi che, se fatti da principianti, potrebbero causare infortuni più o meno gravi.

Ashtanga: respirazione e concentrazione

Ciascuna serie svolge una funzione. La prima, ad esempio, serve a ritrovare l’equilibrio del corpo. La seconda “depura” i canali dove fluisce la forza vitale o prana. In ogni posizione sono importanti alcuni aspetti, come il vinyasa, ossia il movimento che avviene in sincrono col respiro.

Prestando attenzione alla respirazione è possibile accantonare i pensieri e concentrarsi sulla pratica. A questo scopo esistono i drsti, punti in cui rivolgere lo sguardo. I più comuni sono: punta del naso, mani, ombelico e piedi.

Ogni serie, infine, si conclude con la savasana (posizione del cadavere), cioè stando supini con le gambe leggermente divaricate. Grazie a questa posizione si può rilassare il corpo dopo la pratica, ma anche la mente.

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