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Vitamina K: cos’è e quali sono i benefici

La vitamina K (o naftochinone) è una vitamina liposolubile, cioè che viene immagazzinata nel fegato e nel tessuto adiposo. Quando è necessario, il corpo la rilascia a piccole dosi. In natura, è formata dall’unione di:

  • vitamina K1. È la forma vegetale della vitamina K ed è coinvolta nella fotosintesi delle piante. Infatti è presente nelle verdure a foglie verde e in minore quantità in frutta, radici, tuberi, cereali o legumi;
  • vitamina K2, la forma tipica dell’organismo animale.

In laboratorio si può ricavare la vitamina K3, che però risulta tossica se assunta ad alti livelli. Negli Stati Uniti, ad esempio, è stata addirittura vietata la sua vendita come farmaco da banco. Il modo migliore per sopperire al deficit è seguire una dieta equilibrata.

Seguendo la giusta alimentazione si far fronte al fabbisogno giornaliero, che per un individuo adulto è di circa 140 microgrammi al giorno L’organo digestivo maggiormente coinvolto è l’intestino tenue.

In passato, la carenza di vitamina K era considerato un fatto molto raro, poiché il corpo ne possiede già una buona quantità e ne produce ancora attraverso la flora batterica intestinale. Oggi, invece, si ritiene che una buona parte della popolazione ne è vittima.

Ad esempio, i bambini prematuri possono essere dei soggetti a rischio. Il latte materno potrebbe non essere abbastanza ricco di vitamina K. In tal caso, si somministra la corretta dose tramite iniezioni.

Benefici della vitamina K

L’assunzione di vitamina K aiuta principalmente:

  • la calcificazione delle ossa. Viene particolarmente indicata per le donne in menopausa a rischio di osteoporosi;
  • la coagulazione del sangue. La carenza di vitamina K si palesa infatti con forti emorragie.

Secondo alcune ipotesi, ancora non confermate scientificamente, l’assunzione di integratori di vitamina K potrebbe prevenire l’artrosi e la comparsa di tumori.

Alimenti che contengono vitamina K

La vitamina K1 si trova in larga misura nelle verdure come: spinaci, bietole, pomodori, cime di rapa, broccoli, tarassaco, cavoli e lattuga. La frutta, come detto in precedenza, ne contiene meno, ad eccezione di avocado, kiwi e uva.

Gli alimenti di origine animale hanno un’importanza marginale, tranne fegato e tuorlo d’uovo che contengono un buon quantitativo di vitamina K2. I grassi come l’olio extravergine d’oliva ne favoriscono l’assorbimento.

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